Vent’anni da Fenomeni: “Imperfetti e uniti, così abbiamo vinto (quasi) tutto”

Vent’anni da Fenomeni: “Imperfetti e uniti, così abbiamo vinto (quasi) tutto”

Vederli tutti in giacca e cravatta fece uno strano effetto dopo che per anni eravamo stati abituati ad ammirarli in pantaloncini e ginocchiere e soprattutto ad applaudirli mentre esultavano colorati d’oro in ogni angolo del pianeta. Furono impeccabili anche in quel 7 ottobre 2001, quando a Buenos Aires l’Italia di Julio Velasco venne premiata come squadra del secolo. Molti di loro sono rimasti nel mondo della pallavolo, di certo quel gruppo ha lasciato un segno indelebile nello sport italiano: preso come riferimento, e spesso anche come scomodo termine di paragone, dalle generazioni successive.

L’EREDITÀ

—   Ma cosa è rimasto oggi, a quattro lustri di distanza, di quel percorso iniziato quasi da zero che portò l’azzurro a diventare la stella più luminosa? “Non esiste una squadra che abbia vinto tanto come la nostra – racconta Andrea Zorzi, ex opposto e attualmente commentatore tv – ma fatemi anche sottolineare un aspetto non proprio positivo: questo continuo confronto con il passato magari a qualcuno ha dato fastidio”. Quindi entra nei dettagli: “In tanti ci identificano con l’immagine del gruppo perfetto, pensando che al nostro interno non ci fossero tensioni e la strada fosse sempre in discesa. Invece è giusto affermare che una squadra così vincente e coesa non aveva la faccia che si vede nella pubblicità del Mulino Bianco. Anche nel nostro spogliatoio si presentavano periodicamente dei problemi, come è naturale che sia quando vivi insieme così a lungo, ma la forza è stata mettere l’obiettivo comune davanti a quello dei singoli. Quando questo non successe, come nel ’91 e nel ’92, arrivò qualche difficoltà”.

BASTA MITO

—   Forse l’operazione più utile da fare per le generazioni attuali è una “smitizzazione” di quella squadra. “Sia chiaro, resta un periodo meraviglioso e probabilmente irripetibile, ma se continuiamo a dire che noi eravamo perfetti e siamo nati e cresciuti grazie a situazioni magiche diventa complicato rappresentare uno stimolo per chi ci ha seguito. La realtà è che anche noi abbiamo vissuto alti e bassi, la nostra forza è stata superare insieme i momenti di difficoltà”. Un po’ come è successo all’Italia capace di conquistare gli Europei in Polonia. “Guardando quei ragazzi per la prima volta ho provato una gioia spontanea, sono riuscito a capire quali fossero i sentimenti dei nostri tifosi quando eravamo noi a ottenere le vittorie sul campo”.

L’ULTIMO ORO

—   Parte dall’ultimo oro continentale anche Lorenzo Bernardi, nel 2001 nominato Mister Secolo insieme a Karch Kiraly. “Ero in Polonia a seguire semifinali e finali e questa Italia mi ha ricordato molto la nostra del 1989, il primo successo agli Europei che diede il via al ciclo vincente. Ho visto una coesione, una determinazione e soprattutto uno spirito di squadra fantastici. Penso non sia un caso che in panchina ci sia Fefé De Giorgi, uno dei protagonisti della nostra generazione”. Poi Bernardi, attuale allenatore di Piacenza, fa un passo indietro. “Alla fine degli anni ’90 abbiamo iniziato un percorso importante che rimarrà nella storia della pallavolo ma penso più in generale dello sport italiano. Eravamo un gruppo con un grande talento e un’enorme determinazione, guidati da un tecnico che poteva contare su una leadership incredibile e infatti dopo il volley è passato per il calcio arrivando fino alla formazione aziendale; un connubio che ci ha portato a ottenere risultati incredibili”.

LA TRACCIA

—   Quella squadra ha lasciato una traccia indelebile che rimarrà ancora a lungo, ma come spesso accade lo sport è fatto di cicli. “Sono situazioni normali, si alternano periodi ad altissimi livelli ad altri meno felici. Un paragone con i ragazzi di oggi? Molto difficile. Noi ad esempio non avevamo i social, adesso sono predominanti”. Bernardi concorda con Zorzi sull’idea che il confronto con la Generazione di Fenomeni abbia corso il rischio di mettere un freno a chi è arrivato dopo. “Trovo sbagliato fare paragoni, è come chiedersi se era meglio Maradona o è più forte Messi; una situazione che rischia di diventare dannosa per tutti. Bisogna accettare che ci siano cicli migliori e altri meno, anche se esiste pure l’altra faccia della medaglia. Faccio un esempio: fino alla vittoria nei Mondiali di calcio del 2006 tutti noi ricordavamo a memoria la formazione del 1982, questo significa che nel mondo dello sport i confronti vanno sopportati e accettati, è normale che i tifosi portino come esempio le squadre vincenti”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/07-10-2021/volley-20-fenomeni-imperfetti-uniti-cosi-abbiamo-vinto-quasi-tutto-4201689920108.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
Valutazione: