Superlega, budget e investimenti: si cambia strada?

Superlega, budget e investimenti: si cambia strada?

Tre anni duri. Fra pandemia e contrazione economica: il volley fa un po’ di conti e guarda dentro al pallone come una sfera di cristallo per capire dove deve andare. “Questa è la terza stagione difficile - spiega Fabio Giulianelli, storico patron della Lube Civitanova, la decana delle società di Superlega - all’inizio subisci, assorbi il colpo, ma questa è la terza stagione di sofferenza. Noi facciamo lo sport essenzialmente per passione, ma in questa situazione si perdono anche le motivazioni: il rapporto con i tifosi, con la gente che era davvero alla base del nostro progetto. Insomma una parte importante dello spettacolo è venuta a mancare, ma forse qualcuno non l’ha ancora capito. Penso a giocatori e procuratori che continuano a chiedere le stesse cifre ante-pandemia. E invece le cose sono molto cambiate: lo scorsa stagione senza pubblico, questa siamo al 35%. Sponsor che sono in difficoltà. Ho il rammarico che come dirigenti-presidenti non siamo riusciti a creare, per egoismi personali, un fronte comune”. Da quello che dice c’è la voglia di un cambiamento. “Dobbiamo guardare al futuro, trovare l’ossigeno e senza ossigeno non si vive, è il momento di farci delle domande. La Lube, grazie a Dio, nel mondo della pallavolo si è creata una certa credibilità. Quindi dobbiamo cambiare verbo per la nostra filosofia: non più “comprare”, ma “costruire”. Fra l’altro è un momento in cui il rinnovamento (anagrafico) è quasi obbligatorio. Dobbiamo cambiare strategia: per un percorso che ci faccia vincere nuovamente entro un paio di stagioni. Chiaro che vincere resta nel nostro dna, ma con una diversa modalità. Anche perché per uno che è agonista vincere con una squadra che ha tre giocatori positivi credo non sia esattamente sport. E in questo la pallavolo non è sola”.

NESSUNA RINUNCIA

—   Ma per Giulianelli nessuna volontà di abdicare già adesso, nonostante Civitanova abbia avuto una stagione molto complicata. “Anzi. Sono assolutamente convinto che per la Champions League e per lo scudetto saremo di nuovo competitivi per vincere. Ma per il prossimo anno deve cambiare la strategia fra l’altro appoggiandoci alle professionalità e alla storia di questa società, quindi con Cormio e Blengini”. Mai pensato di mollare dopo più un quarto di secolo? “Mollare è un verbo che non si addice a questo gruppo. Ma il cambiamento è necessario. E’ più importante costruire qualcosa che vincere un’altra Coppa Italia. Speriamo di mandare un messaggio anche alle altre società, anche se finora non è stato possibile fare fronte comune: lo stipendio di uno dei top player corrisponde a quello di 4 ragazzi!”. Si torna sempre sul tema delicato, gli stipendi che nella Superlega si prendono la fetta di gran lunga maggiore dei bilanci. “Credo che sia necessario guardarci intorno e capire dove siamo. Quello che stiamo pagando è assolutamente anacronistico rispetto alla realtà attuale». Nonostante l’azienda madre, che produce e commercializza cucine (Lube appunto), continui ad avere numeri importanti. “Non è solo quella la questione. Abbiamo una filosofia che abbiamo sempre cercato di trasferire alla società sportiva. Ora ci siamo allontanati troppo e non vogliamo perdere di credibilità”.

PERDITE

—   L’amarezza è anche maggiore in una società solida come Trento. Lo storico presidente Diego Mosna si è fatto da parte e Bruno Da Re, dirigente da tanti anni nel volley, non ci gira intorno: “Trento ha perso quasi un milione e mezzo in due stagioni e mezzo di pandemia. Fra regole che cambiano e difficoltà varie il pubblico non torna. In tanti anni di massima serie non avevamo mai visto un incasso di 287 euro oltre la quota abbonati. Quest’anno è successo. I soci hanno ripianato il debito a fronte del nulla da parte delle istituzioni: poco o niente dai ristori a fondo perduto o quelli per le spese sanitarie. Il budget si è ridotto drasticamente. Per fortuna i ragazzi stanno facendo molto bene”. L’amarezza è generale: “Dispiace vedere l’assoluto silenzio. Non c’è la percezione che lo sport sia un mondo che produce lavoro eppure noi abbiamo decine di famiglie che dipendono da noi, creiamo un indotto importante. Non pretendo di riavere tutti i soldi, ma almeno un segnale che lo sport sia importante nell’economia del Paese. Per il 2022-23 onestamente io non vedo grandi cambiamenti in vista. Anche ammettendo che vada tutto verso la normalizzazione la gente deve riabituarsi a una socialità che non viene più spontanea. E con le limitazioni che ci sono…”.

PAURE

—   Da Re allarga il discorso a prospettive a lungo termine: “Il prossimo anno il budget sarà ancora ridotto e mantenere gli equilibri sarà una sofferenza. E poi, nessuno ne parla, c’è la spada di Damocle del professionismo. Sarebbe come sparare a un moribondo. E le procedure del return to play (il rientro dopo la positività, ndr) che diventano sempre più stringenti rischiano di mandare in tilt il campionato”.

REALISMO E PRATICITÀ

—   La parola d’ordine per chi deve far quadrare i conti in questo periodo. E per chi non può contare sul pubblico bisogna lavorare su altro: “Quest’anno la copertura del budget è più significativa - dice Alessandra Marzari, presidente del Vero Volley Monza - ci sono tante situazione di cambi merce effettivi però ogni trattativa con le aziende è lentissima. Noi non ci possiamo lamentare, gli sponsor sono raddoppiati con qualche prospettiva in più nel femminile che come risultati sta dando di più e quindi è più “vendibile” come immagine. E l’abbinamento con Decathlon come sponsor tecnico è stato un bel colpo, ma le spese sono tante, solo di tamponi spendiamo fra i 50 e i 60.000 euro di cui finora non abbiamo visto rimborsi”. L’amarezza però non manca: “È palese che lo sport da chi governa venga considerato un vezzo, qualcosa di superfluo non come il grande strumento sociale che è. Non è solo questione di soldi ma anche di provvedimenti, leggi, sgravi fiscali”.

IL CREDITO D’IMPOSTA

—   Provvedimenti Sulla stessa linea Gianrio Falivene, numero uno di Cisterna: “Se non confermano il provvedimento sul credito d’imposta sarà un bel problema - dice chiaramente - è quello che quest’anno ci ha dato un po’ di risorse unitamente al fatto che nel nostro territorio molte aziende sono legate alle forniture sanitarie e quindi non sono andate in crisi. Noi col pubblico abbiamo fatto sempre fatica, ma lavorarci con il calendario che cambia continuamente è quasi impossibile. Faccio fatica io a ricordarmi quando gioca la squadra. Senza contare le limitazioni. E poi vediamo luoghi di spettacolo dove c’è il pienone, come se con la musica il virus non si trasmettesse”. La priorità è non sbagliare i conti e non fare follie come spiega Lucio Fusaro, patron di Milano: “Abbiamo avuto la conferma di Allianz per 3 anni e questo ci ha dato tranquillità. L’assenza del pubblico è pesante perché il Palalido è caro e gli incassi ci servivano a pagarlo e poi ci eravamo appena entrati, dopo anni e si è bloccato tutto. Un altro aiuto arriva dall’Oriente, sembra paradossale ma abbiamo per esempio 60 abbonamenti fra Giappone e Thailandia dai fan di Ishikawa, gente che paga solo per sostenere la squadra sapendo che non potranno vedere mai le partite dal vivo. Poi si lavora molto sul progetto sociale, sui giovani, le collaborazioni con le società più piccole, una cosa che attira anche piccoli sponsor. Certo di aiuti non abbiamo visto un soldo, neanche per i tamponi. Noi ci facciamo i nostri conti e proviamo ad arrivare alla fine dell’anno senza fare debiti. Puntiamo sui giovani come Porro e anche Romanò. Certo non possiamo permetterci star ma finora stiamo andando bene”. Finora si regge ma fino quando?

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/28-01-2022/volley-superlega-budget-investimenti-si-cambia-strada-4301141863275.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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