Simon-Leon, il derby cubano che vale lo scudetto

Simon-Leon, il derby cubano che vale lo scudetto

Uno scudetto in salsa cubana. L’Isola che fu di Fidel Castro non è più una potenza mondiale delle schiacciate come in passato, ma lo scudetto di Superlega passerà di certo per mani cubane. Mani pesanti. Come quelle di Robertlandy Simon, oggi il migliore centrale al mondo, capitano della Lube (durante la lunga assenza di Juantorena) che in questi playoff sta condizionando (a favore di Civitanova ) la serie. Domenica - a Perugia - è stato di gran lunga il migliore e, nonostante il ruolo, anche il più prolifico marcatore dei suoi. Uno capace di cambiare il corso di una partita. E se Osmany è ancora ai box, il suo “sostituto” Marlon Yant ha giocato gara-1 a livelli pazzeschi. Con una rivalità mai nascosta con Wilfredo Leon. «Ogni volta è lo stesso. Lui cerca di tirare a tutta forza e noi facciamo lo stesso», ha detto Robertlandy. Lui e Wilfredo erano fra i giovani di quella Cuba che impressionò al Mondiale di Roma nel 2010. Finirono d’argento alle spalle del Brasile. Proprio in Italia la loro carriera è decollata in maniera definitiva. Oggi, dodici anni più tardi, saranno il crocevia per stabilire che strada prenderà lo scudetto: ancora quella di Civitanova o quella di Perugia.

DA LONTANO

—   Uno scudetto (non) visto da lontano. La finale si gioca anche a Cuba: come? Con l’immaginazione? Grazie a Internet, che nell’isola costa caro. Tanto caro. Più dei giga da acquistare possono però i sentimenti, il tifo. E ben venga la differita, o qualche spezzone preso qua e là da un sito: bisogna arrangiarsi e ingegnarsi sempre tra cubani. Così Civitanova-Perugia (stasera gara-2, alle 20.30) la vivono in modo diverso papà Simon e mamma Yant, ovvero i genitori di Robertlandy Simon e Marlon Yant, due grandi protagonisti di gara-1 in Umbria. E ci sono anche risvolti curiosi di questo incrocio tra i due fronti: entrambi i genitori dell’uno e dell’altro giocavano a pallacanestro anziché a pallavolo. E hanno militato nelle rispettive nazionali. Si sono scoperti appassionati di pallavolo grazie ai figli, «il nostro orgoglio».

CUORE DI MAMMA

—   Racconta Gricel Herrera, mamma di Yant: “La finale italiana non è trasmessa dalla nostra tv, per vedere le partite bisogna pagare su Internet, in diretta e gratis è impossibile. Non credo che molte persone al di fuori della famiglia sappiano molto come sta andando. Ho scaricato l’ultima partita con Trento, ma è tutto complicato. Grazie a Ronald (Ronnie Suriz, che si occupa di una sezione web di volley a Cuba, ndr) che ha un abbonamento alla Superlega, riusciamo a saperne di più. Ma non posso vedere tutta la gara, non posso consumare tutti i giga. E attraverso un conoscente, chiamato il russo, a volte vedo alcune fasi della partita tramite Telegram, anche questo a pagamento. L’alternativa è Youtube, ma la gara va scaricata il più velocemente possibile, perché la linea cade spesso e si perde poi tutto. Sono riuscita a vedere qualcosa della partita di Marlon, che in attacco è andato molto bene anche se ha sbagliato 9 battute. Lo vedo molto concentrato”. E alla fine il risultato della partita si diffonde, come un passaparola. Viene divulgato di porta in porta. “Mi fermano i vicini, gli amici: mi chiedono come è andata. Vogliono sapere i dettagli”. Ma dopo la partita vi sentite al telefono? “Sì, mi fa la video chiamata, Marlon mi dice di star calma. Più che parlarmi delle partite, vuole vedere i suoi cani Siara e Orsetto, che però non vogliono farsi inquadrare e scappano. Sono fiera di lui, Marlon mi manca tanto, è sempre in cima ai miei pensieri. A lui manca ancora la costanza, ha solo 20 anni, ma ha dimostrato di poter giocare al top nel campionato più difficile del mondo. Sostituire Juantorena è una responsabilità molto grande. Tutti - dagli allenatori ai compagni della scuola dell’Aire (le scuole sportive di Cuba, ndr) - mi chiedono anche degli altri cubani e come li ho visti…ma l’importante è il risultato”.

CUORE DI PAPÀ

—   Cuore di papà Il papà di Simon, nell’isola della rivoluzione è chiamato la Piedra per la pesantezza delle sue schiacciate, conferma che l’unico modo per seguire la finale è via Internet, ed è felice che “4 cubani siano coinvolti in queste sfide: è una grande soddisfazione per noi. Robertlandy? Gli dico di giocare duro e crederci sempre, di avere fiducia nelle sue qualità e naturalmente di vincere… Lui già nella culla era un campione, si muoveva tanto. Ma è diventato pallavolista per caso, contro la sua volontà: nel basket non gli trovarono posto. Io da ex giocatore di basket avrei voluto vedergli fare canestro. Ma anche a muro va benissimo. Ha cominciato al meglio la finale, ci siamo radunati nella casa al Vedado e via web proviamo a vederlo. Ho sofferto come se fossi stato io in campo. Ma è andata bene”. Robert parla tutti i giorni con il fratello Daniel, 26 anni, anche lui cestista: “Si confrontano sugli aspetti tecnici, analisi, statistiche. La famiglia gli manca, ma si è costruito un futuro. Quando si è trasferito in Italia ha avuto la possibilità di dimostrare il suo valore e si è ambientato grazie allo sport; a volte quello che succede conviene e l’Italia è il posto giusto ormai per lui”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/04-05-2022/volley-simon-leon-derby-cubano-che-vale-scudetto-italiano-440329402367.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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