Prova le newsletter G+. Che storie! La Egonu e i campioni (per ora) senza scudetto

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Forti. Fortissimi. Campioni internazionali. E però. Lo scudetto? Ehm, lo scudetto no, mai vinto. Succede. Paola Egonu ha solo 22 anni e tutto il tempo davanti per recuperare, a partire da domani con l’inizio delle finali del campionato di pallavolo tra la sua Conegliano e la squadra alla quale l’hanno portata via, Novara. La più grande giocatrice italiana ha vinto una Champions in Piemonte, due titoli mondiali giovanili con la Nazionale, un Mondiale per club con l’attuale squadra. Lo scudetto non ancora. Ha perso due finali a Novara e la pandemia ha spezzato lo scorso campionato lasciandolo a metà. Quando Gabriele D’Annunzio si fece venire l’idea del simbolo bianco, rosso e verde per i campioni d’Italia, non poteva immaginare che sarebbe diventata per molti un’ossessione. Nel calcio più che per chiunque altro vale per Silvio Piola, campione del mondo con l’Italia di Vittorio Pozzo nel 1938, tuttora l’attaccante con più gol nella storia della serie A, 274 tra il 1929 e il1954, alla media di 0.51 a partita. Ma tutti per squadre che non sono mai arrivate con lui al primo posto, la Pro Vercelli, la Lazio, la Juventus, al massimo con il Novara ha vinto il campionato di serie B. La circostanza buffa è che spesso la maledizione è toccata a dei futuri c.t. della Nazionale. Come Romeo Sacchetti nel basket, un protagonista della Nazionale ai Giochi di Mosca finiti con l’argento e agli Europei vinti nel 1983 a Nantes. Scudetti? Tra Torino e Varese da giocatore nessuno. Si è rifatto in panchina a Sassari. Oppure prendiamo Andrea Anastasi, uno dei campioni del mondo di Velasco nel

  1. Mai ha incrociano l’anno giusto con la maglia di Parma, Modena e Treviso. Anche la piscina ha il suo c.t. dallo scudetto maledetto, Sandro Campagna, che da giocatore raccolse ori ovunque nella Nazionale del meraviglioso ciclo 1992-1994 (Giochi, Mondiali, Europei), ma con i club mai, né nella sua Siracusa né a Roma, dove giocò una finale scudetto perdendo un pallone a centrovasca nell’azione decisiva. Il bello è che non l’ha vinto mai nemmeno da allenatore. Da domani Paola schiaccia per uscire dal gruppo.

Ci sono quelli che aspettano l’occasione e quelli che fanno la valigia per andare a cercarsela. Quelli che si lamentano per l’invasione degli stranieri e quelli che hanno capito come il mondo alla fine sia diventato uno. Chi vuole una panchina libera sotto casa, chi vola dall’altra parte dell’Oceano. Nicola Negro ha 41 anni, trevigiano, molte esperienze nei dintorni e nella sua terra (San Donà, Padova, Trento). Ha iniziato come addetto alle statistiche a Conegliano. Poi non ha avuto paura. S’è buttato. In Polonia, in Turchia (vice allenatore della Nazionale per quattro anni), in Azerbaigian, adesso in Brasile, nel Paese di due ori olimpici e tre finali mondiali femminili. In difesa della scuola tecnica italiana, Negro ha vinto a Belo Horizonte il campionato con le ragazze del Minais Gerais, quarto titolo dal suo arrivo, compresa la Champions sudamericana. Trentaquattro vittorie in 37 partite. Il Minas è un club con una lunga tradizione in Brasile, una polisportiva da 1.200 dipendenti, con sezioni di basket, calcio a cinque, ginnastica, nuoto. Negro ha convinto la 40enne capitana Carol Gattaz a continuare e si è fatto raggiungere dall’americana Megan Hodge con la quale aveva già lavorato in Polonia. Del resto abbondano i c.t. italiani che hanno portato Nazionali straniere alle Olimpiadi: Stefano Lavarini la Corea del sud femminile, Giovanni Guidetti la Turchia, Sergio Busato la Russia.

C’è un’italiana che da oggi può vincere all’estero anche nel basket. Per la prima volta dopo 14 anni alle Final Four di Eurolega. Cecilia Zandalasini è la stella di una Nazionale da tempo chiamata a fare l’ultimo passo per crescere, per entrare in una dimensione nuova dopo molti successi a livello giovanile. Con i suoi 25 anni è la stella del movimento, eletta nel quintetto ideale degli Europei 2019 nonostante l’Italia si fosse fermata agli ottavi di finale. Una giocatrice che sul parquet sta come tra gli uomini Danilo Gallinari, nel senso che sa far tutto. Ha vinto il titolo Wnba con Minnesota Lynx due anni fa, un infortunio e poi la pandemia le hanno impedito di tornare in America per riprovarci. Se ne riparlerà dopo quest’assalto alla Coppa con la maglia turca del Fenerbahce e dopo gli Europei con la Nazionale. Cecilia è arrivata al basket perché il suo papà giocava a Broni, a livello provinciale. Ha raccontato che da bambina non sapeva nemmeno che esistesse il basket femminile. Seguiva la Nba con suo fratello, tifosa di Kobe Bryant, adesso di Luka Doncic e Jayson Tatum. A 18 anni è andata via di casa, destinazione Schio, la squadra più forte d’Italia. Il Fenerbahce deve battere Ekaterinburg nella prima partita, le altre due finaliste sono Sopron e Avenida.

COME RICEVERE LE NEWSLETTER

—   I fidanzati del judo che di judo tra loro non parlano mai. Ana Pérez Box da bambina amava la ginnastica ritmica, a sua madre non piaceva e nessuno poté accompagnarla a una lezione di prova. Si buttò sul tatami. Francisco Garrigós invece a 4 anni non stava fermo mai, ai genitori consigliarono di mettergli un kimono addosso e di mandarlo in palestra per stancarlo un po’. Sono diventati col tempo campioni di Spagna, si sono incontrati, si sono piaciuti, insieme ora sono ai campionati europei per avvicinarsi ai Giochi di Tokyo. Non sono Olimpiadi uguali alle altre, le prossime, per i judoka. Vanno a giocarsi una medaglia nella culla del loro sport, nella prima disciplina che aveva esaurito i biglietti appena messi in vendita. Sarà come combattere per la corona dei pesi massimi al Madison Square Garden di New York. Ana s’è preparata in lockdown a casa dei genitori, ad Alicante, un appartamento dove c’è a malapena lo spazio per incrociarsi nei corridori senza sbattere l’uno sull’altro. Ha sentito appieno il senso di soffocamento della pandemia, si sta facendo aiutare da una professionista dell’ascolto, sta imparando ad affrontare meglio le paure. Francisco dice che le sta vicino più del solito, ma senza parlare di gare, allenamenti, combattimenti, medaglie. Ci sono molti altri sogni da fare, come persone e come coppie, in un anno così. Anche se è un anno olimpico.

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Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/16-04-2021/gazzetta-newsletter-chestorie-410205325955.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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