Le Streghe d'Oriente, oro olimpico 1964, diventano un film

Le Streghe d'Oriente, oro olimpico  1964, diventano un film

Le streghe d’Oriente escono dalla leggenda del volley con pellicole in 16 mm in bianco e nero ed entrano (anche) nella storia del cinema grazie all’ultimo lavoro del regista-archivista-archeologo francese, Julien Faraut, che porta al festival di Pesaro giovedì 24 giugno la storia di quella Nazionale di pallavolo giapponese che nel 1964 - quando ai Giochi di Tokyo si celebrava il debutto di questo sport nel programma olimpico, seppero stupire il mondo. Tutto è nato con le Toyo no Majo (Streghe d’oriente, il nome venne dato all’estero). Erano le pallavoliste che vinsero la medaglia d’oro all’Olimpiade di Tokyo nel 1964. Dieci di loro lavoravano nella stessa fabbrica, la Nichibo Kaizuka, un’industria tessile. Le allenava Hirofumi Daimatsu, considerato l’oni coach (allenatore demonio). Lavoravano fino alle 5 di pomeriggio, poi entravano in una delle palestre interne alla fabbrica e ci restavano fino a mezzanotte. Tutti i giorni 6-7 ore di allenamento, senza soste, ripetendo esercizi all’infinito. E a volte venendo anche bersagliato dalle pallonate (con una pratica che si usa negli allenamenti orientali).

FUMETTO E ANIMA

—   Lo sguardo cattivo di Daimatsu, la durezza degli allenamenti spaventarono gli allenatori stranieri. La disciplina severissima e il metodo di lavoro rigoroso fu preso a esempio da molte generazioni successive nello sport giapponese. Il suo motto era: «Dovete solo fare quello che dico io…». Le giapponesi sfruttarono velocità e tecnica per essere competitive contro le straniere più alte e più forti. Fu in quelle palestre che Daimatsu scoprì e perfezionò la rullata (rolling dive): tecnica difensiva che permetteva di raggiungere palloni distanti dal corpo ed essere già pronti per ripartire. Quella squadra vinse 175 partite consecutive. Sono solo lontani ricordi, ma ci fanno capire quando è nata la passione per questo sport in Giappone. In quell’avventura ci sono tutti gli ingredienti di un grande successo nipponico: la fatica, il lavoro, la dedizione, il dolore. Oggi quella storia che ha poi generato Attack Numer 1, il primo manga dedicato alla pallavolo (del 1969) che venne portato in Italia qualche anno dopo con Mimì e la Nazionale di pallavolo e poi ancora Mila e Shiro i cartoni trasmessi dalla tv che hanno fatto cominciare con il volley tutta una generazione di pallavoliste italiane (vincenti, da Lo Bianco a Piccinini).

A PESARO

—   Ma torniamo al festival di Pesaro dove Julien Faraut, dopo avere vinto il concorso nel 2018 con John McEnroe: In the Realm of Perfection, presenta appunto The Witches of the Orient, dedicato alla famosa squadra di pallavolo femminile. “Mi è venuto voglia di fare questo film, perché un sacco di ragazzi e ragazze occidentali conoscono le anime, ma non sanno da dove ha origine questa storia, che è davvero meravigliosa - spiega Faraut -. Ci è voluto quasi un anno per rintracciare le protagoniste di quella Nazionale. Ho incontrato ultrasettantenni che sono ancora grandi appassionate di pallavolo. A una prima lettura le avevo catalogate come vittime dell’allenatore-demonio, la realtà era un’altra. Molte di quelle ragazze selezionate negli anni 50 per questo progetto non hanno resistito e hanno smesso, ma altre sono arrivate fino in fondo battendo l’Unione Sovietica che era all’epoca la potenza dominante. La maggior parte delle ragazze di quella Nazionale era orfana di padre e Daimatsu per loro fu il genitore che non avevano avuto”. Un genitore che le ha portate all’oro.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/23-06-2021/volley-streghe-d-oriente-oro-olimpico-1964-diventano-film-4102227669443.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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