La rinascita del pallonetto, arma letale o colpo da cancellare?

La rinascita del pallonetto, arma letale o colpo da cancellare?

“Ho avuto il piacere di giocare con Uros Kovacevic e ho cercato di “rubargli” con gli occhi qualche colpo. In particolare il pallonetto”. Alessandro Michieletto, 19enne schiacciatore dell’Itas Trento, racconta così al Festival dello Sport di Trento la nascita di una delle soluzioni d’attacco che ha fatto ammattire molte delle Nazionali che hanno incontrato e perso contro l’Italia all’Europeo. Un colpo che nell’ultimo periodo ha conosciuto un “ritorno di fiamma” con un gesto diventato sempre più spinto. “C’è stata un’evoluzione nelle ultime stagioni - racconta Nikola Grbic, 48 anni, tecnico di Perugia -. Un colpo che può diventare molto utile. I giocatori di muro quando capisce che l’attaccante proverà il pallonetto perdono compostezza e il pallone si insacca tra le mani e la rete. Vado a memoria, ma credo che in Italia i primi a effettuare questo tipo di pallonetto sono stati Uros Kovacevic e Earvin Ngapeth quando giocarono insieme a Modena (stagione 2014-2015, ndr)”.

REGOLA

—   Gesto tecnico che gli allenatori sono pronti a valutare con interesse anche se invocano chiarezza regolamentare. “Al Mondiale 2018, dopo la gara d’esordio al Foro Italico a Roma contro il Giappone, un delegato della federazione internazionale ci aveva avvisato che questo tipo di colpo non sarebbe stato più permesso - racconta Chicco Blengini, 49 anni, allenatore di Civitanova -. Bisognerebbe fare in modo che ci sia meno discrezionalità possibile nella valutazione del gesto. Questo tipo di colpo è tra quelli sviluppatisi negli anni con l’evoluzione del gioco. Dall’alzata del libero sempre più veloce, all’attacco di seconda linea da posto 6 fino a questo tipo di pallonetto con Kovacevic e Ngapeth tra i migliori interpreti”. Anche perché ci sono tecnici che non amano particolarmente questo tipo di attacco. “In quel gesto c’è un input sul pallone prolungato. Questo è un colpo abusato - sottolinea Massimo Eccheli, 55 anni, allenatore del Vero Volley Monza -. E se a questo aggiungiamo anche il pallonetto spinto con due mani rischiamo di ammazzare questo sport. Negli anni indietro si è fatto di tutto per favorire il colpo difensivo aumentando la spettacolarità, ora arriva questo colpo e diventa veramente difficile trovare accorgimenti difensivi all’altezza”.

NON PIÙ PIANO B

—   Se in passato il pallonetto era una soluzione di riserva per l’attaccante oggi questo tipo di colpo è diventato una delle soluzioni principali nel bagaglio tecnico di un attaccante. “Agli albori del gioco era la soluzione B rispetto alla A che era il colpo di potenza. Si ricorreva a questo quando non c’era una buona correlazione tra palleggiatore e attaccante. Invece ora si gioca in determinate situazioni. Ad esempio la difesa avversaria è particolarmente lunga - afferma Valerio Baldovin, 55 anni, alla seconda stagione sulla panchina di Vibo Valentia -. Il gioco si è evoluto a tal punto che l’alzata è sempre più veloce e il palleggiatore non sempre riesce a essere preciso durante tutto l’arco della partita. Per sopperire a questa situazione di gioco si ricorre al pallonetto”.

ARMA TATTICA

—   Al di là delle interpretazioni filosofiche e regolamentari sul gesto tecnico, gli allenatori di Superlega sono al passo coi tempi e di questo colpo ne hanno fatto un arma tattica importante. “Per quanto riguarda il colpo classico io e il mio staff diamo indicazioni su determinate situazioni dove il giocatore potrebbe utilizzare il pallonetto - continua Eccheli -. Contro Modena nella gara d’esordio Grozer è riuscito a metterne a terra un paio. Ma nella mia squadra ci sono giocatori che hanno nel loro bagaglio tecnico la palla “spinta” e in determinate situazioni la utilizzano”. Chicco Blengini entra poi nello specifico. “In determinate giocato invito i miei giocatori a sfruttare questo tipo di colpo - racconta Blengini -. Sia sul muro che permette poi la rigiocata sia nella spazzolata (il colpo spinto sul muro che poi finisce out ndr). Nel primo caso il colpo sul muro è più facile da gestire se fatto con questo tipo di pallonetto”. Anche Valerio Baldovin non disdegna l’utilizzo di questa giocata e ne spiega l’uso. “Il pallonetto ha la stessa dignità di una schiacciata sopra il muro o di un colpo “mani fuori”. Come tutte le giocate cerco di allenarla sia per la fase d’attacco sia per quella di difesa. E ne chiedo l’uso in determinate situazioni. Ad esempio quando noto che la difesa avversaria è particolarmente allungata”. Nikola Grbic, ultimo tecnico ad aver vinto la Champions League con i polacchi dello Zaksa prima di passare a Perugia, consiglia il pallonetto di ultima generazione in alcune momenti particolari: “È un colpo che spingo a fare quando l’alzata è bassa o troppo vicina alla rete e quindi la schiacciata è difficile da gestire”.

A DUE MANI

—   L’ultima frontiera del fondamentale è il pallonetto a due mani. “Nella prima giornata abbiamo incontrato il brasiliano Joao Rafael di Taranto (match vinto da Vibo Valentia per 3-1, ndr) che ci ha sorpreso tre volte con questo colpo” ricorda Baldovin. “Credo che sia una soluzione intermedia tra il pallonetto classico e quello più spinto” continua Blengini. Attacco a due mani che Alessandro Michieletto sfrutta quando possibile. Ma le difese come possono arginare questo tipo di soluzione offensiva? “Come nel colpo d’attacco anche in quello di difesa si può allenare ben poco - conclude Grbic -. Durante il 6 contro 6 in allenamento si prova sia il colpo d’attacco sia il movimento difensivo. Serve il famoso riconoscimento del gesto. Quando si intuisce che l’attaccante sta andando a completare questo tipo di colpo, il difensore deve accorciare immediatamente e reagire”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/15-10-2021/volley-rinascita-pallonetto-arma-letale-o-colpo-cancellare-4201833367522.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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