Kaziyski, Trento nel destino: terzo ritorno con vittoria

Kaziyski, Trento nel destino: terzo ritorno con vittoria

Sono passati 14 anni, ma anche in questo suo ri-ritorno a Trento Matey Kaziyski ha immediatamente messo in mostra tutta la sua classe, proprio come aveva fatto la prima volta che aveva indossato la maglia dell’Itas, nel 2007. D’altra parte ormai tutti conoscono bene l’immensa classe del campione bulgaro, che, nonostante in tv ci sia chi si permette di continuare a storpiarne il cognome, è uno dei più grandi fuoriclasse che il campionato italiano abbia potuto ammirare. Lo dimostra la ventina di trofei di club che ha vinto in carriera, la maggior parte dei quali proprio con la maglia di Trento, come questa ultima, inattesa dai più, Supercoppa.

L’UOMO

—   Meno conosciuto resta l’uomo-Matey, nato a Sofia 37 anni fa. E figlio d’arte. Infatti Ilian, il padre, è stato un buon alzatore, bronzo mondiale a Parigi 1986, anche se nessuno pensa a lui per ricordare i grandi tempi della pallavolo bulgara. E anche mamma Valja è stata giocatrice della nazionale e dello Slavia Sofia. Che è il club in cui, ovviamente, Matey ha iniziato col volley, giovanissimo, per poi tornarvi, già riconosciuto come grande talento, dopo due stagioni disputate a Burgas. La storia di questo primissimo ritorno di Kaziyski ne illustra bene la personalità: non ancora diciannovenne, era già deciso e soprattutto autonomo e fermo nelle scelte. Infatti lo Slavia lo aveva ceduto in prestito con un biennale, ma lo voleva riprendere già alla fine della prima stagione. Lui disse di no, per mantenere l’impegno preso. E questo anche se a chiedergli di tornare a giocare a Sofia era un certo Rado Stoytchev. Cioè colui che poi ne ha sempre accompagnato la carriera anche all’estero. Fino a quest’anno, in cui sono di nuovo avversari, come in quella seconda stagione di Matey col Neftochimik.

LA CARRIERA

—   Parlando di Matey Kaziyski è inevitabile parlare anche di Rado Stoytchev dopo le tante stagioni (14) e i tanti successi conquistati insieme. C’è chi lo fa soltanto con l’intento di sminuire la carriera di entrambi: l’allenatore, sottintendendo che ha vinto grazie a Matey e il giocatore, facendolo passare per succube del suo mentore. Con il quale nel 2005 lasciò Sofia e la Bulgaria per andare alla Dinamo Mosca, da dove due anni dopo, vinto un campionato russo, arrivò per la prima volta nella piazza di Trento. Anche in quella occasione dimostrò tutta la sua decisione: infatti ricevette offerte più ricche da Milano e, soprattutto, da Roma. Ma a tutti rispose che aveva già dato la parola. Buon per Trento: fu subito scudetto. Il primo di una serie di 4, con l’ultimo che è arrivato dopo il primo ritorno. Infatti Kaziyski e Stoytchev nel 2013, dopo il terzo titolo italiano, erano stati “salutati” senza nemmeno una lacrima. Persino ignorati (non dai tifosi!) quando si erano presentati come spettatori a un match di campionato con Verona. La risposta fu il titolo vinto in Turchia con l’Halkbank Ankara. E appunto il primo ritorno a Trento, per vincere subito il quarto campionato.

TRENTINO MA STRANIERO

—   Anche se poi è andato per 3 volte a giocare il campionato giapponese (vincendo un titolo nella massima serie del Sol Levante con i Jtetkt Stings), Matey era trentino a tutti gli effetti, avendo, come Stoytchev, messo su una bellissima casa al parco Le Coste, sopra la città. Avendo pure una moglie trentina, Elisabetta, grazie alla quale nel 2017 è diventato papà di Alexander. Tuttavia Kaziyski è rimasto bulgaro e, contro ogni convenienza, continua a giocare in Italia da straniero. Eppure ha lasciato la nazionale nel lontano 2012. E per durissima scelta, subito dopo aver conquistato l’ultima qualificazione per i Giochi di Londra, dove la sua assenza favorì l’Italia, bronzo ai danni della Bulgaria, guidata da Camillo Placì. Che in realtà era il secondo di Nayden Naydenov, nominato allenatore dopo le clamorose dimissioni di Stoytchev in polemica con i massimi dirigenti federali. Anche Matey rinunciò ai Giochi ribadendo le ragioni dell’addio. E coerentemente, in questi anni non ha mai ceduto ai ripetuti inviti a tornare: la gestione della federazione bulgara non è mai cambiata. Ritorna sempre la stessa constatazione: Matey Kaziyski sa e fa quello che vuole. E non solo in campo, con la sua invidiabile tecnica e l’altrettanto invidiabile potenza.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/29-10-2021/volley-kaziyski-trento-destino-4202128937950.shtml

Vincenzo
Vincenzo Medico Chirurgo, Psicoterapeuta, Odontoiatra. Specialista ambulatoriale presso l’ASL Napoli 1 Centro. Coach professionista. Terapeuta EMDR.
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