Il sogno di Squarcini, dalla panchina alla Nazionale

Il sogno di Squarcini, dalla panchina alla Nazionale

La Nazionale è un sogno per pochi giocatori speciali. Così, c’era una volta Julio Velasco che convocava solo titolari nei rispettivi Club. E c’è, oggi, Federica Squarcini, che comincia il raduno azzurro di Cavalese, il primo per lei (anche se c’è un argento Mondiale Under 20 nel 2019, nel suo palmares). Ci arriva avendo giocato due gare da titolare in stagione (l’ultima il 2 settembre, quarti di Supercoppa a Scandicci). A seguire 31 presenze (mai dall’inizio) tra Campionato e Coppa Italia, con 91 set giocati ma solo due dall’inizio. Atipico forse, se ci si limita alle sue incursioni in battuta (nona la passata stagione nella classifica degli ace, dodicesima quest’anno). Ma speciale, senza dubbio, perché oltre la battuta c’è dell’altro, se il c.t. Davide Mazzanti, nelle prime convocazioni in vista della lunga estate azzurra con Vnl e Olimpiadi, l’ha chiamata. Squarcini, classe 2000, centrale della Saugella Monza, è la più giovane del gruppo azzurro (pochi mesi più delle coetanee Lubian e Fersino). E già questo è un segnale, visto che di strada davanti, e di partite da giocare, ce ne sono tante.

COME HA SAPUTO DELLA CONVOCAZIONE?

“Un paio di giorni dopo l’eliminazione con Novara, il Ct mi manda un messaggio per potermi parlare. Io non mi aspettavo proprio la chiamata, pensavo ci fosse dell’altro. L’anno scorso, quando veniva a vedere gli allenamenti (la moglie Serena Ortolani era giocatrice monzese fino alla passata stagione, ndr), filmava la mia battuta. Ecco, pensavo volesse chiedermi altri video”.

“Invece mi ha chiesto se ero libera, voleva darmi questa opportunità nel gruppo che preparerà la VNL. Non so cosa succederà, se ci saranno scremature, ma sono veramente felice, carica ed entusiasta. È giunta l’ora di mettermi in gioco e mettere in mostra quel che ho imparato”.

COME VALUTA LA STAGIONE DI MONZA?

“Molto positiva, c’è rammarico per la finale mancata, ma abbiamo raggiunto gli obiettivi, vinto la Cev. Forse alla fine è venuta a galla un po’ di stanchezza, mentale oltre che fisica. Però si è visto una grandissima coesione del gruppo”.

IN UNA STAGIONE LUNGA, COMPLESSA, MA DI ALTO LIVELLO, È RARO RITAGLIARSI UN RUOLO DALLA PANCHINA CHE PORTI FINO ALLA NAZIONALE.

“Non è facile entrare, magari in punteggi non facili, e dover svolgere determinati compiti. Le compagne e lo staff mi hanno aiutato molto, quando ho avuto dei cali, e grazie a loro ho fatto il salto, ho imparato a concentrarmi sulle richieste, e acquisito determinazione. Forse tutto ciò si è visto”.

A CHI HA RACCONTATO PER PRIMO DELLA CONVOCAZIONE?

“Al mio ragazzo. E poi alla famiglia. Ho chiamato casa e ho detto “Mamma, ti devo dire una cosa, ma non ti mettere a urlare”.

E LA RISPOSTA?

“Sto toccando il cielo con le mani”.

LA FAMIGLIA HA AVUTO UN RUOLO FONDAMENTALE NEL SUO PERCORSO DI PALLAVOLO.

“Casa mia a Capannoli è di fronte alla palestra. Mio nonno Sirio è sempre stato appassionato e seguiva la squadra di Serie C, e mi portava spesso in palestra. Finché un giorno, a 7 anni, mi spinge anche a provare”.

AMORE A PRIMA VISTA?

“Guardavo anche le partite della Nazionale con i nonni, ma volevo fare anche danza con le mie amiche. Giocavo tutti i ruoli, tranne palleggiatore, mi piaceva difendere, tanto che anche da centrale non mi toglievano per il giro dietro”.

L’APPROCCIO CAMBIA CON LA CHIAMATA DI MODENA

“Arrivo nel 2015. Giocare a pallavolo era un sogno, ma non ero convinta, anche se avevo tanta passione e il ds Giancarlo Quartieri mi ripeteva che credeva in me, che ero un talento. Ma ero anche giovane, sentivo la lontananza dalla famiglia (i genitori Paolo e Paola, e il fratello Lorenzo, NdR), ma loro mi stavano vicino, venivano tutte le settimane a vedermi, si facevano sentire”.

IL 28 FEBBRAIO 2016 ARRIVA ANCHE L’ESORDIO IN A.

“Siamo a Casalmaggiore, Bertone si fa male, e io non realizzo neanche che devo entrare. Anche in quel caso le compagne mi danno una bella mano, ricordo gli abbracci di Diouf”.

E DAI 9 METRI L’AVVENTURA IN SERIE A PARTE BENE…

“Mi dicono di battere su chiunque, ma non sulla Piccinini. E Io batto sulla Piccinini. Il mio primo ace, all’esordio”.

A PROPOSITO, MANCHERÀ TANTO ALLA PALLAVOLO FRANCESCA PICCININI, CHE HA APPENA ANNUNCIATO IL RITIRO.

“Non è da tutte continuare a essere così competitive in squadre così ambiziose come lei. È stata da ammirare, spero di giocare a lungo come lei. Anche se da piccola il mio idolo era Martina Guiggi, mia compaesana”.

A SASSUOLO UNA PROMOZIONE DALLA B1 E, L’ANNO SUCCESSIVO NEL 2019, FINALE DI COPPA ITALIA DI A2 CONTRO MONDOVÌ. SQUARCINI SEGNA 20 PUNTI, MA MVP È LA SUA AMICA DAI TEMPI DI MODENA OBOSSA.

“In tribuna c’era nonno Sirio. L’emozione più bella della carriera, pareggiata quest’anno dalla vittoria in Cev”.

POI LO SBARCO A MONZA, CHIUSO CON IL SUCCESSO EUROPEO.

“Una grande famiglia, che mi ha accolto, aiutato”.

E IL FUTURO?

“Mi aspetto di crescere e fare tanta esperienza, per la quale serve giocare. Voglio mettercela tutta, migliorare e fare un salto di qualità, con sacrificio e impegno. Spero che la carriera vada avanti, voglio diventare molto forte, anche se devo fare tantissima strada”.

E SU VELASCO CHE NON CONVOCAVA IN NAZIONALE CHI NON ERA TITOLARE NEI CLUB COSA SI PUÒ DIRE?

“Spero di non tradire le aspettative del Ct, io ci metterò tutta me stessa”.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/21-04-2021/volley-sogno-squarcini-panchina-nazionale-410354395362.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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