Alessandro Bovolenta, predestinato azzurro al Mondiale nel nome del padre

Alessandro Bovolenta, predestinato azzurro al Mondiale nel nome del padre

Teheran, Mondiale under 19. L’Italia di Fanizza ha già vinto le prime 4 partite vincendo il proprio girone e sbarcando trionfalmente nella fase a eliminazione diretta, travolgendo tutti gli avversari: 4 gare e quattro 3-0. Pur essendo di due anni più giovane dei compagni, il numero 7 azzurro è fra i migliori marcatori della squadra italiana: sulla schiena ha scritto Bovolenta. Nome Alessandro, 17 anni, il primogenito di Vigor Bovolenta e Federica Lisi. Fa una certa impressione vederlo oggi a menare palloni e ricordarlo in quelle immagini del 24 aprile 2012. Era un frugoletto che si allungava. Una maglia da gioco molto più grande di lui, che gli arriva quasi fino ai piedi. Entra in campo a Ravenna, il palazzetto è stracolmo. Lui va in battuta per l’Italia: si deve avvicinare un po’ alla rete per poter fare giungere dall’altra parte della rete il pallone. La battuta di Ale si inarca e cade nel campo avversario: tutti gli azzurri, da Zaytsev in giù, lo alzano in trionfo nel tripudio generale.

TUTTI IN PIEDI

—   Con il palasport Mauro De André che si alza tutto in piedi ad applaudire. Quel punto consegna all’Italia la vittoria nel primo set di una “festa”, il primo Bovo Day. Esattamente un mese prima se ne era andato, davanti a pochi tifosi, Vigor Bovolenta, 37 anni, stroncato su un campo di serie B-2, a Macerata. Una notte in cui tutta la pallavolo italiana si è fermata a piangere per quell’ex ragazzone nato a Taglio di Po, strappato alla vita e alla famiglia troppo presto. Vigor è in battuta. Due passi, si inginocchia verso la panchina. E il buio. Ma quel filo rosso che insegue una palla colorata da mandare dall’altra parte della rete, non si è spezzato e oggi, nove anni dopo quella battuta, un altro Bovolenta torna a vestire l’azzurro. Per il momento giovanile. Precettato dall’Italia nonostante la giovane età. Anche se a livello giovanile non accade così di frequente, soprattutto visto il ruolo. Alessandro è il bomber della squadra, mentre Vigor (il papà aveva il nome di un clown russo che piaceva tanto al fratello) era un centrale.

PREDESTINATI

—   Che giovanissimo era stato “individuato” da Ravenna e portato in Romagna, nell’allora fucina di giovani talenti italiani che era la squadra de Il Messaggero. Accanto ai grandi campioni come Gardini, Kiraly, Timmons, Vullo, si erano andati a scovare giovani talenti italiani che si erano già messi in luce. Vigor era uno di loro e ad allenarli c’era a metà degli Anni 90 quel Marco Bonitta che il fato volle portare nella tragica notte di Macerata, nel 2012, nello stesso palasport dove giocava Vigor. Ma come in una favola è stato ancora quel Bonitta, tornato a Ravenna negli anni successivi, dopo avere vinto quasi tutto in giro per l’Italia (Mondiale femminile compreso) a inserire Alessandro nelle file del settore giovanile di Ravenna, riportandolo nella stessa squadra del padre. E anche a cambiargli ruolo: “Per il tuo futuro se diventi opposto (il bomber, n.d.r.), con il tuo fisico, puoi andare lontano anche in Nazionale”. E metà della profezia si è già avverata, perché dopo un campionato di serie C giocato da protagonista, Alessandro ha convinto Fanizza e Velasco alla convocazione nell’Under 19 azzurra che dopo il successo nell’Europeo nel 2020 oggi sogna l’oro mondiale con Alessandro in campo. Lui che nell’estate del 2012 si mise davanti alla tv a guardare la premiazione della medaglia di bronzo dell’Italia. E sul podio, sfidando i regolamenti, Cristian Savani si era tolto dalla tuta una maglia azzurra con il numero 16 e il nome Bovolenta sulla schiena, e l’aveva sventolata mentre le medaglie di bronzo venivano messe al collo degli azzurri.

CARRIERA

—   Perché Vigor era stato in campo con l’Italia nei successi europei del 1995 e 1999 e nella tremenda finale olimpica di Atlanta 1996, dove gli uomini di Velasco vennero battuti 3-2 dall’Olanda, nella più perfida delle sconfitte olimpiche della storia della nostra pallavolo. Ma Vigor si era rialzato (quel torneo lo giocò con una maschera perché aveva il setto nasale rotto) aveva vinto tanto e poi nell’ultimo stagione aveva deciso di retrocedersi in B-2 per avvicinarsi a un altro lavoro (il marketing) sempre collegato al volley e restare in quel mondo che gli aveva cambiato la vita. Gli aveva dato un lavoro, una città, ma soprattutto una compagna di vita, Federica Lisi, madre dei suoi 5 figli. L’ultimo nato quando Vigor non c’era già più. In quella notte tremenda di Macerata la prima paura della mamma era stata proprio: “Come farò a dire ad Alessandro che Vigor non c’è più”.

NUOVO RUOLO

—   Adesso Ale lo sa. È cresciuto con questa realtà sotto le ali protettive di mamma Federica (che si vanta di avergli trasmesso l’efficacia al servizio…), ma per tutti i primi anni della sua carriera giovanile ha evitato che si speculasse sul “figlio di Vigor”. Pochissime foto che circolano e pochissime interviste, ma da questa estate è diverso: Alessandro ha fatto il salto di qualità definitivo e si è ritagliato un pezzo importante di storia azzurra. Intanto al Mondiale Uder 19 (da vincere), poi verso la Nazionale seniores, in fondo Parigi è lontana solo tre anni. Ci pensi Ale?

Fonte: https://www.gazzetta.it/Volley/27-08-2021/volley-alessandro-bovolenta-predestinato-azzurro-mondiale-nome-padre-420767568448.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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