La cura di Eva si chiama Sitting Volley verso i Giochi

La cura di Eva si chiama Sitting Volley verso i Giochi

Il sogno oltre la pandemia: “Il mio è sempre stato quello di partecipare alle Olimpiadi, anche se nell’immaginarlo non c’erano tutte le restrizioni e i protocolli a cui sottoporci a Tokyo”. Il calendario di Eva Ceccatelli è proiettato a fine agosto: “Con la nazionale di sitting volley puntiamo a disputare una grande Paralimpiade”. Dove arriva all’età di 47 anni: “Bisogna continuare a crederci”. Eccolo il motto dell’azzurra di Pisa che ha dovuto re-inventarsi e ripartire dal suo grande amore sportivo: “Facevo la pallavolista ad alto livello, ho dovuto di smettere di giocare a 25 anni. Per 17 anni non sono riuscita a fare nessun tipo di sport a causa della mia disabilità alle mani”. Eppure si è ritagliata un altro ruolo da protagonista.

L’AVVERSITÀ

—   A fine 1999, a 25 anni, ha iniziato ad avere dolori alle mani: “Erano gonfie e diventavano bianche col freddo. Dopo diversi mesi dai primi controlli medici la diagnosi è stata sclerodermia, una patologia rara autoimmune”. Inizialmente non capiva cosa stava succedendo, si sentiva male e aveva trascorso alcuni mesi in ospedale: “E’ stato un periodo molto difficile. Appena ho iniziato a stare meglio ho dovuto iniziare ad affrontare la mia disabilità: tutto ciò che prima era normale, cose comuni come prepararsi da mangiare, scrivere, vestirsi. Era diventato improvvisamente difficile. E’ stato difficile imparare di nuovo a fare qualunque cosa e ammettere che la vita quella fatta fino a quel momento era finita. Accettare di non poter più toccare un pallone è stato duro. Inoltre non avevo più uno stipendio, dovevo cercare un lavoro”.

IN CAMPO

—   Sportiva dentro - “Ho iniziato a giocare a pallavolo in quinta elementare, ma ho praticato anche il beach volley, calcio, ping pong, nuoto e pesca subacquea” - si è avvicinata al sitting volley nel 2016: “Prima come allenatrice poi anche come atleta. Tutt’ora gioco e alleno la squadra della Dream Volley Pisa. Puntiamo a confermare il titolo di campionesse italiane con la squadra femminile e di fare un buon campionato con la maschile, ammesso che il campionato possa essere giocato vista l’emergenza sanitaria”. Eva si allena in palestra con la squadra almeno 2 volte a settimana, mentre svolge la preparazione fisica 3 o 4 volte la settimana a casa dove si è creata una palestra. “Inoltre con la Nazionale facciamo dei collegiali di 4 giorni ogni 2 settimane”. L’azzurra è impiegata amministrativa all’Università la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Tra i suoi hobby ascoltare musica, guardare film e serie tv, fare passeggiate in mezzo alla natura con le sue 2 cagnoline.

MOSTRATEVI

—   Da quel 1999 ha rovesciato le avversità come un calzino, trasformandole in opportunità come quella che vivrà a Tokyo. Una testimonia vivente che il “si può fare” non è solo uno slogan: “Non vergognatevi della vostra disabilità e soprattutto non cercate di nasconderla - è il messaggio di Eva -. Voi siete come siete, disabilità compresa. Io stessa ho avuto dei periodi in cui cercavo di fare finta che non ci fosse, mi vergognavo di farmi vedere in difficoltà e mi sono privata di tante cose belle perché avevo paura. Quando ho capito che tanto la malattia c’era e sarebbe sempre stata una parte determinante della mia vita ho provato a conviverci invece che combatterla. Abbiamo imparato ad andare d’accordo, così mi sono aperta trovando tantissimo affetto intorno a me che prima non riuscivo a vedere: la famiglia e gli amici mi hanno dato la forza di rialzarmi e ricominciare a vivere”. Non a caso è attaccante di ruolo, in campo come nella vita.

Fonte: https://www.gazzetta.it/Paralimpici/28-03-2021/paralimpici-eva-mia-cura-si-chiama-sitting-volley-giochi-4001806496621.shtml

Nancy
Nancy Non esistono per me storie ed emozioni che non possono essere narrate, o volti, i cui profili, non possono essere fedelmente tracciati.
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